ANZIANI_IN_BICI_IN_EVIDENZA
Le città e la loro utenza più debole sulla strada, come anziani e bambini, sono ultimamente al centro delle riflessioni di chi si occupa di mobilità a livello istituzionale. Questo perché sono proprio le aree urbane ad essere maggiormente in sofferenza per quanto riguarda la sicurezza stradale.
Il recente rapporto Aci/Istat mette infatti in evidenza un contrasto sui dati di incidentalità del 2014: se il numero dei morti è calato dello 0,6%; quello delle vittime nelle strade urbane, invece, è aumentato del 5,4%. 

Paolo Gandolfi, componente della Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei deputati e coordinatore dell’Intergruppo Parlamentare Mobilità Nuova Mobilità Ciclistica, ha dichiarato i un’intervista realizzata da Sicurstrada che serve “rafforzare l’impegno e indirizzarlo meglio, per avere città vive, dove la gente si incontra, parla, sorride e si muove con serenità col mezzo che preferisce, senza la minaccia incombente di pericoli e morte”.

Sono tre le necessità urgenti segnalate dall’Onorevole: il rafforzamento dei controlli per far rispettare il Codice della Strada, in particolare rispetto alle infrazioni più comuni e potenzialmente più pericolose (il sorpasso azzardato, i semafori e le precedenze non rispettate, la velocità eccessiva, la sosta sui pedonali o in doppia fila); definire rapidamente regole e controlli nell’uso dei telefonini, che rischiano di essere altrettanto pericolosi come l’alcool e la droga e, infine, un’azione incisiva di modifica delle regole e delle caratteristiche delle strade urbane, pensate e gestite per il traffico automobilistico, che vanno convertite in luoghi sicuri dove i comportanti pericolosi sono impediti ancor prima che repressi e dove bambini e anziani possano muoversi in sicurezza, anche in bici o a piedi.

“Le città – continua Gandolfi – sono i luoghi che meno hanno beneficiato dell’attenzione negli anni passiti ed è li che bisogna guardare ora. I bambini e gli anziani si muovono in quella rete stradale secondaria che si irradia nei quartieri residenziali delle nostre periferie, dove i controlli si fanno molto più radi. Le rotatorie poi, che si sono fatte solo in alcune città, hanno ridotto i morti e feriti tra gli automobilisti e in generale hanno rallentato il traffico in città, ma non bastano per tutelare l’utenza vulnerabile. Nelle città ci vuole la moderazione del traffico, che tanti risultati ha dato in altri paesi europei e che in Italia è ancora assente dalle regole e purtroppo dalle strade. C’è poco da dire, un pedone o un ciclista se investiti ai 50 km/h rischia quasi certamente di morire, ai 30 km/h ha molte probabilità di salvarsi e noi dobbiamo puntare tutto sulla vita. Questo dobbiamo fissarcelo nella testa, a meno che non si pensi che i nostri quartieri debbano diventare degli autodromi, dove la sicurezza si garantisce lasciando solo automobili e riducendo gli altri a spettatori, ma le città non saranno mai così per fortuna. Vogliamo città vive, dove la gente si incontra, parla, sorride e si muove con serenità col mezzo che preferisce, senza la minaccia incombente di pericoli e morte. Le smart city e il benessere non valgono nulla se i bambini non possono giocare e muoversi in sicurezza. Un Paese serio dovrebbe avere come obiettivo zero bambini morti nelle strade. Io mi batto per questo prima di tutto”.

E, riguardo all’utenza debole, che è il target della nostra campagna, dichiara: “bambini e anziani sono coloro che più vivono e rendono viva una città,soprattutto le periferie. Questo però avviene a patto che le strade siano sicure da quello che è il maggiore pericolo incombente, ovvero quello degli incidenti stradali. La soluzione principale in questo caso è modificare le regole di circolazione e i criteri di costruzione delle strade urbane. Oggi di fatto si trattano le strade urbane come le extraurbane, stesse caratteristiche tecniche e stesse regole, salvo il limite di velocità a 50 km/h. Tutto deriva dall’idea che la funzione delle regole sia il traffico e la circolazione dei veicoli e alla fine ci si trova a tentare inutilmente di separare pedoni da ciclisti e automobili e costringere tutti alla regola del più forte. La moderazione del traffico inverte questi principi. Le città sono il luogo della convivenza tra i diversi utenti della strada e devono essere progettati e gestiti partendo dalle esigenze di sicurezza degli utenti più vulnerabili, che sono appunto bambini e anziani. Faccio due esempi. In città si dovrebbe restringere le strade in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, le auto andrebbero più piano e i pedoni ci metterebbero meno tempo ad attraversare. E’ sulle strisce che avvengono la maggioranza degli incidenti mortali per i pedoni e non ha senso in città avere delle corsie auto larghe come quelle dell’autostrada dove si fanno i 130 km/h, in città bastano corsie di 3 metri di larghezza. Altro esempio: in molte strade delle città la precedenza non deve seguire la logica delle automobili (dalle strade più trafficate a quelle meno trafficate), ma seguire la logica della sicurezza (dall’utente più vulnerabile a quello meno). La precedenza dei pedoni sulle bici e sulle auto. Gli anziani che siano a piedi o in auto hanno bisogno che l’ambiente urbano in cui vivono abbia un traffico cauto e moderato, che ammette qualche errore e distrazione, perchénelle strade di città non si deve essere costantemente sottoposti a prove di abilità e sopravvivenza, bisogna invece che anche una distrazione o la mancata prontezza non siano punite con la morte o danni gravi. Bisogna umanizzare le strade e si parte umanizzando il codice, che non è della strada o dei veicoli, è invece delle persone, che in strada si muovono e vivono”.

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